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Movimprese: il saldo 2025 delle imprese letto da un titolare di PMI

Il Registro delle imprese chiude il 2025 con 56.599 attività in più. Dietro la media nazionale ci sono settori che si svuotano e territori che accelerano: tre conseguenze operative per chi guida una PMI.

Redazione · 5 febbraio 2026

Fotografia editoriale della scena descritta nell articolo

Il 2025 si è chiuso con 56.599 imprese in più nel Registro delle imprese: 323.533 iscrizioni contro 266.934 cessazioni, con una crescita dello 0,96% dello stock, che arriva così a quasi 5,85 milioni di attività registrate. Lo certifica il consuntivo Movimprese di Unioncamere e InfoCamere pubblicato il 23 gennaio 2026.

Il dato trimestrale su iscrizioni e cessazioni dice più della congiuntura di tanti editoriali. Dove nascono imprese entrano concorrenti nuovi, ma anche fornitori e potenziali clienti nuovi. Dove chiudono, si liberano quote di mercato e persone con esperienza. Vediamo cosa significa in pratica.

Cosa dice davvero il saldo 2025?

La fotografia nazionale è positiva, ma la media nasconde due movimenti opposti. Secondo il comunicato Unioncamere, le cessazioni sono scese del 6,7% rispetto al 2024: il saldo migliora soprattutto perché si chiude meno, non perché si apre molto di più.

Il secondo movimento riguarda la forma giuridica. Le società di capitali sono cresciute di 66.878 unità (+3,48%), le ditte individuali sono rimaste quasi ferme (+1.254 unità) e le società di persone hanno perso 11.500 unità (-1,39%), sempre secondo i dati Movimprese. Tradotto: il tessuto si sta spostando verso strutture più solide e capitalizzate. Chi vende a imprese lo nota già nei bilanci dei propri clienti.

La tendenza era visibile in corso d’anno. Già nel terzo trimestre 2025 il saldo era positivo per 16.920 unità, con le società di capitali a generare l’86% della crescita, come riportava Unioncamere il 20 ottobre 2025.

Perché ti riguarda: il saldo della tua provincia e del tuo codice ATECO è un indicatore di mercato gratuito, aggiornato ogni trimestre. Vale la pena leggerlo prima di decidere assunzioni, listini e investimenti commerciali.

Prima conseguenza: nel tuo settore entrano concorrenti o si liberano clienti?

I settori si muovono in direzioni opposte. Nel 2025 il commercio ha perso 9.840 imprese (-0,72%), la manifattura 3.981 (-0,80%) e l’agricoltura è arretrata dell’1,17%. Le costruzioni invece hanno guadagnato 9.306 attività (+1,12%). Tutti i numeri vengono dal consuntivo Movimprese 2025.

Per un titolare la lettura è doppia. Se operi in un settore che si contrae, come la subfornitura meccanica, ogni cessazione di un concorrente è un portafoglio clienti che cerca un nuovo fornitore: un motivo concreto per presidiare il territorio del concorrente che chiude. Se invece vendi a quel settore, la tua platea di clienti si sta restringendo e la domanda va difesa con più contatti, non con gli stessi. Sul fronte manifatturiero, la lettura di comparto è il terreno della nostra testata sorella Manifattura B2B.

Vale anche il rovescio: chi vende alle costruzioni ha davanti una platea che cresce da anni, ma proprio per questo più affollata di fornitori. Il saldo positivo di un settore non è solo opportunità: è l’annuncio che nuovi concorrenti stanno entrando anche nel tuo mercato di sbocco.

Seconda conseguenza: il territorio conta più della media nazionale

La crescita non è distribuita. Il Lazio ha segnato +2,07% con 12.259 imprese in più, la Lombardia +1,41% con 13.343 unità aggiuntive; tra le province, Roma è cresciuta del 2,54% e Milano del 2,37%, secondo il dettaglio territoriale Movimprese.

Per chi fa sviluppo commerciale, questi due poli sono i bacini dove il ricambio di potenziali clienti è più rapido: più aziende nuove significa più budget in formazione, più fornitori da scegliere, meno rapporti consolidati da scalzare. Al contrario, nei territori a saldo negativo la partita si gioca sulla sostituzione: si cresce togliendo clienti a fornitori esistenti, con cicli di vendita più lunghi.

C’è anche un tema di costi che pesa sulle cessazioni, a partire dall’energia: chi vuole capire quanto incide sui conti delle imprese può partire dai dati ARERA sul costo dell’energia per le aziende.

Terza conseguenza: le cessazioni liberano persone, non solo clienti

Ogni impresa che chiude libera competenze. Con 266.934 cessazioni nel 2025, censite dal Registro delle imprese, il mercato del lavoro locale riceve ogni anno un flusso di ex titolari, tecnici e commerciali con esperienza di settore. Per una PMI che fatica ad assumere figure qualificate, monitorare le chiusure nella propria provincia e nel proprio ATECO è un canale di recruiting che quasi nessuno usa: l’ex titolare di una ditta individuale cessata è spesso il miglior commerciale tecnico disponibile sul mercato.

Il calo delle ditte individuali e delle società di persone racconta anche un passaggio generazionale che non trova continuità. Molte di queste attività non falliscono: si spengono senza eredi. Per chi ha piani di crescita, sono candidate naturali per acquisizioni piccole, a valori contenuti, con clienti e persone già formate.

Come si confronta col nostro database camerale?

Il nostro osservatorio interno sulle aziende B2B italiane, costruito su dati camerali con ATECO, dimensione e geografia, conferma la direzione del consuntivo nazionale: il ricambio si concentra nei servizi e nelle aree metropolitane, mentre nei comparti B2B tradizionali lo stock si assottiglia e la dimensione media di chi resta cresce. Nel corso del 2026 pubblicheremo gli approfondimenti per settore e provincia, con la stessa domanda di fondo che guida questa testata: cosa deve fare, in concreto, chi guida un’azienda.

Cosa guardare da qui in avanti

Tre verifiche pratiche, ciascuna rapida. Primo: cercare il saldo 2025 della propria provincia e del proprio ATECO sulle tavole Movimprese di InfoCamere, liberamente consultabili. Secondo: incrociare l’elenco dei concorrenti diretti con le cessazioni del 2025, per capire dove si sono liberati clienti. Terzo: fare lo stesso esercizio sui propri clienti, per capire se la platea a cui si vende cresce o si restringe.

Il prossimo appuntamento è il consuntivo del primo trimestre 2026, il primo classificato con i nuovi codici ATECO 2025, come segnala InfoCamere. Sarà l’occasione per rifare i conti con una tassonomia nuova. Ne scriveremo qui.

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