DATI
Quante aziende di autotrasporto ci sono in Italia: la mappa
Primo numero dell'Osservatorio Logistica Italia: quante sono le società di trasporto merci su strada, dove stanno e quanto sono piccole. Un settore polverizzato che spiega prezzi negoziabili e capacità che sparisce nei picchi.
Redazione · 12 marzo 2026
In Italia le società attive di trasporto merci su strada (codice ATECO 49.41) sono 26.757. Il dato viene dal database camerale di Edizioni B2B, costruito su fonte InfoCamere, e conta le imprese in forma societaria: srl, cooperative, spa e consorzi. È il primo numero dell’Osservatorio Logistica Italia, la serie di dati con cui mappiamo il settore per chi la logistica la compra.
Quante sono davvero le imprese di autotrasporto
La cifra di 26.757 fotografa le società di capitali e le cooperative attive, non l’intero universo. Fuori dal perimetro restano le ditte individuali, cioè la gran parte dei padroncini con un solo mezzo, che il Registro delle imprese censisce come imprese individuali e non come società. Il totale reale del settore è quindi più alto. Per il quadro demografico completo, iscrizioni e cessazioni comprese, la fonte di riferimento è Movimprese di InfoCamere e Unioncamere, la rilevazione trimestrale sulla nati-mortalità delle imprese italiane, di cui abbiamo raccontato il funzionamento su Economia B2B.
Sul lato dei flussi fisici, quanta merce viaggia e su quali percorrenze, la fonte è la rilevazione annuale ISTAT sul trasporto merci su strada, attiva dal 1997 e basata sul registro statistico delle imprese attive. Qui però ci interessa un’altra domanda: com’è fatta l’offerta a cui una PMI committente si rivolge quando deve spedire.
Dove stanno, regione per regione
Tre regioni concentrano da sole oltre il 42% delle società di autotrasporto. La mappa completa, sempre su elaborazione del database camerale Edizioni B2B (ATECO 49.41, società attive):
| Regione | Società attive | Quota |
|---|---|---|
| Lombardia | 4.079 | 15,2% |
| Campania | 3.877 | 14,5% |
| Lazio | 3.406 | 12,7% |
| Sicilia | 2.326 | 8,7% |
| Puglia | 2.187 | 8,2% |
| Veneto | 2.023 | 7,6% |
| Emilia-Romagna | 1.607 | 6,0% |
| Piemonte | 1.230 | 4,6% |
| Toscana | 1.210 | 4,5% |
| Calabria | 922 | 3,4% |
| Altre regioni | 3.890 | 14,6% |
Le prime cinque regioni valgono il 59% del totale. Colpisce il peso del Mezzogiorno: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria insieme superano la Lombardia. A livello provinciale, Roma guida con 2.223 società, seguita da Napoli con 1.862 e Milano con 1.680. La geografia dell’autotrasporto societario non coincide con quella della manifattura: molta capacità di trasporto sta dove la merce arriva e si distribuisce, non solo dove si produce.
Quanto sono piccole
È il dato che spiega tutto il resto. Tra le 23.896 società attive per cui il database riporta il numero di dipendenti, il 71,2% ha da zero a nove addetti. Il 95,6% resta sotto i cinquanta. Le imprese con almeno cinquanta dipendenti sono 1.047 in tutta Italia, e solo 113 superano i 250. E ricordiamo che qui le ditte individuali, per definizione micro, non sono nemmeno contate.
Tradotto: quando chiedi tre preventivi di trasporto, con ogni probabilità stai parlando con aziende da meno di dieci persone. Strutture commerciali minime, listini flessibili, decisioni rapide perché decide il titolare. Ma anche flotte corte, nessuna ridondanza di mezzi e autisti, e una capacità che si esaurisce in fretta quando la domanda sale.
Perché ti riguarda:
- I prezzi sono negoziabili, la capacità nei picchi no. Un mercato con decine di migliaia di micro-operatori compete sul prezzo tutto l’anno. Ma nei picchi, dicembre, pre-chiusure estive, campagne stagionali, le stesse micro-imprese saturano i mezzi e scelgono i clienti migliori. Chi ha trattato solo sulla tariffa scopre di essere l’ultimo della lista.
- Il padroncino conviene sulle tratte fisse. Su una tratta ripetitiva e programmabile, la micro-impresa locale è spesso imbattibile su costo e flessibilità. Il rischio non è il prezzo: è la dipendenza da un fornitore senza backup, che si ammala, rompe un mezzo o chiude.
- L’azienda strutturata si paga, e si vede nei picchi. Le 1.047 società sopra i cinquanta dipendenti vendono ciò che le micro non hanno: ridondanza, tracciabilità, continuità. Ha senso pagarle per i flussi critici, non per tutto.
- Lo spedizioniere è l’aggregatore di questo mercato. Se l’offerta è polverizzata, il valore di chi la aggrega e la garantisce cresce. Per una PMI senza ufficio trasporti, comprare capacità attraverso uno spedizioniere significa delegare proprio il problema che questi numeri descrivono.
In pratica: usa la polverizzazione a tuo favore in bassa stagione, quando il potere negoziale è tuo, e assicurati la capacità prima dei picchi, quando il potere passa al vettore. Vale anche per i vincoli che stringono l’offerta nei momenti critici, come i divieti di circolazione dei mezzi pesanti che riducono le finestre di guida proprio nei periodi di domanda alta.
Come leggeremo questi dati nei prossimi mesi
Questo è il primo pezzo dell’Osservatorio Logistica Italia. Nei prossimi numeri incroceremo la demografia camerale con le altre famiglie della logistica: magazzinaggio e operatori 3PL, spedizionieri e agenzie doganali, corrieri dell’ultimo miglio. L’obiettivo resta lo stesso: dare a chi compra logistica i numeri sulla controparte, prima della trattativa.
Nota metodologica. Elaborazione Edizioni B2B su database camerale di fonte InfoCamere: società con codice ATECO 49.41 (trasporto merci su strada) e stato attività “attiva” all’ultima estrazione disponibile alla data di pubblicazione. Il perimetro include società di capitali, cooperative e consorzi; esclude le ditte individuali. Le classi dimensionali sono calcolate sulle 23.896 società con dato dipendenti disponibile a bilancio. I confronti con l’universo totale delle imprese richiedono le serie Movimprese citate nel testo.