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SCENARIO

Sciopero caldo al porto di Livorno dal 2 al 9 agosto: cosa rischia chi ha merce in transito

USB Mare e Porti proclama agitazione nelle fasce 12-16 dal 2 al 9 agosto 2026: 15 imprese portuali su 19 non hanno ancora aggiornato la valutazione del rischio caldo. Cosa fare se hai spedizioni in arrivo o in partenza da Livorno in quei giorni.

Redazione Logistica B2B · 1 agosto 2026

Gru portuali e nave ormeggiata in controluce nella calura estiva

USB Mare e Porti ha proclamato lo stato di agitazione nel porto di Livorno con fermate dalle 12:00 alle 16:00 ogni giorno dal 2 al 9 agosto 2026, per i lavoratori delle società e cooperative che operano negli scali del porto. Il motivo non è contrattuale ma sanitario: secondo il sindacato mancano protocolli uniformi e vincolanti per proteggere chi lavora in banchina e in stiva durante le ore più calde della giornata.

Perché ti riguarda: se hai un container in arrivo o in partenza da Livorno nella settimana del 2-9 agosto, le operazioni di sbarco, imbarco e movimentazione possono rallentare o fermarsi proprio nella fascia oraria 12:00-16:00, quattro ore al giorno per otto giorni consecutivi. Un ritardo di anche solo mezza giornata su un’operazione portuale si propaga lungo tutta la catena: il camion che aspetta il carico, il magazzino di destinazione che ha già pianificato lo scarico, il cliente finale che aspetta la merce. Due mosse concrete, non equivalenti. Opzione A: contattare subito il proprio spedizioniere o il terminalista per sapere se l’operazione specifica rientra nella fascia a rischio e, se possibile, spostare l’appuntamento di carico o scarico fuori dalle ore 12-16 nei giorni interessati: costo zero, ma richiede flessibilità sugli orari di consegna a valle. Opzione B: per le spedizioni con scadenza rigida, valutare con il proprio spedizioniere un dirottamento temporaneo su un porto alternativo come La Spezia o Genova: comporta un costo aggiuntivo di trasporto su gomma per riposizionare il carico, ma azzera il rischio di stallo a Livorno in quei giorni.

Perché il sindacato ha proclamato lo sciopero proprio ora?

Il caso nasce da una riunione del Comitato Sicurezza e Igiene del 14 luglio 2026, in cui l’Autorità di Sistema Portuale ha riferito che, su 19 imprese che operano nel porto di Livorno, 15 non avevano ancora aggiornato il documento di valutazione del rischio caldo (DUVRI), nonostante la richiesta fosse stata inviata circa due mesi prima. A fine maggio 2026 era entrata in vigore un’ordinanza regionale toscana sulla tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature, ma secondo USB restano dubbi interpretativi sulla sua applicazione concreta al settore portuale, e nel frattempo le aziende si muovono a velocità molto diverse tra loro. Il sindacato chiede che le attività più esposte al calore, come il lavoro in stiva e sulle banchine scoperte, vengano sospese nelle ore centrali della giornata quando le misure di mitigazione non sono sufficienti a garantire condizioni di sicurezza.

L’Autorità Portuale conferma la situazione descritta da USB?

In parte sì e in parte no. L’Autorità di Sistema Portuale ha risposto pubblicamente al sindacato respingendo l’accusa di inerzia, e ha indicato di aver già acquisito e analizzato quasi tutti i documenti di valutazione del rischio richiesti alle imprese. Per le aziende che non hanno risposto alla sollecitazione inviata l’8 luglio, l’Autorità ha annunciato sopralluoghi ispettivi diretti negli stabilimenti il cui documento di valutazione non garantisce una protezione efficace del personale. Il punto di attrito resta la tempistica: mentre l’Autorità parla di un processo di verifica già avviato, USB sottolinea che a due settimane dalla riunione del 14 luglio la maggioranza delle imprese non aveva ancora completato l’adeguamento, e nel frattempo l’estate prosegue con le temperature più alte dell’anno.

Cosa succede in pratica nei giorni di sciopero?

Le fermate riguardano fasce di quattro ore al giorno, non l’intera giornata lavorativa, e colpiscono le società e cooperative che forniscono manodopera portuale, non necessariamente ogni singolo terminal con la stessa intensità. Questo significa che l’impatto reale dipende dal terminal specifico e dall’organizzazione interna di ciascuna impresa concessionaria, motivo per cui la verifica diretta con il proprio spedizioniere resta più affidabile di una previsione generica. Chi gestisce spedizioni containerizzate ricorrenti su Livorno può anche valutare di anticipare i carichi programmati per la prima settimana di agosto, spostandoli a fine luglio dove possibile, per evitare del tutto la finestra a rischio.

Chi guadagna e chi rischia in questa vicenda

Le grandi case di spedizione con più scali alternativi in Italia hanno il margine per dirottare i flussi più urgenti su altri porti senza conseguenze pesanti sul conto economico: per loro il costo di un dirottamento è una variabile già preventivata. Chi rischia davvero è la PMI che spedisce o importa volumi piccoli e concentrati su Livorno, senza un piano B contrattualizzato con un secondo terminal, e che scopre il rallentamento solo quando il container non si muove. L’alternativa concreta e a costo contenuto è chiedere fin da ora al proprio spedizioniere un aggiornamento quotidiano sullo stato delle operazioni nella settimana 2-9 agosto, invece di aspettare una comunicazione di ritardo a consegna già saltata: la differenza, per chi ha margini stretti sui tempi di consegna al cliente finale, si misura in giorni.

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